D.A.O.F.C. (disturbo alimentare ossessivo festivo compulsivo)

Per chi, come me, è affetto da un disturbo alimentare ossessivo festivo compulsivo, cominciano oggi giornate molto amare. Dopo due settimane di violente fagocitate e orge di meravigliosi dolci della tradizione natalizia italiana, è ora tempo di recupero, di disintossicazione, di castità e sottomissione alle verdure, di depurazione dagli zuccheri, di amputazione del grasso in eccesso.
E’ tempo della stramaledettissima dieta.
Privato di panna e cacao al 70%, non mi resta altro che sognare tavolate di dolci e cabarè di bignè. Dal macaronage al bricolage quindi, e in attesa della prossima infornata di massa grassa, per questo primo post del 2015, mi sono costruito una bella alzatina per dolci: facile, metamorfica, ma soprattutto usa e getta. DIY
Servono rondelle, bulloni, vassoi di carta alimentare, un gancio tondo e quattro viti senza testa. Per costruire un castello di guantiere rotanti, ho immaginato una struttura con 4 assi, ma solo tre sostegni per elemento, in modo da avere un’architettura stabile e dinamica.
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Forati i vassoi al centro di 3 dei lati, ho usato le rondelle come appoggio e fissato il tutto con dei bulloni. Per piede ho messo una vite femmina da legno, con la pianta larga e d’aspetto industriale. Visto l’aria metallica del porta dolci ho voluto mantenere la vecchia immagine del gioco del meccano.b
Procedendo dal basso verso l’alto, ho montato il primo vassoio trapassandolo con tre viti lunghe 40 cm, poi ho aggiunto il secondo vassoio ruotandolo in modo da sfruttare solo due delle viti montate. Nel foro rimasto ho inserito l’ultima vite, formando le 4 verticali che sostengono la struttura. c
Mantenendo le stesse distanze e la parziale rotazione ho inserito ancora due vassoi, e per rifinire il top ho usato dei bulloni di chiusura. Sull’asse rimasto libero ho avvitato invece il gancio tondo, come nelle vere alzate che si rispettano. Sono tutti elementi facilmente reperibili in ogni ferramenta. d
Non ho dolci in casa, quindi ho farcito solo con qualche gianduiotto e dei litchi, giusto per dare proporzione alla foto. E’ davvero semplice, se vi piace, potete sbizzarrirvi in infinite forme o magari costruire la classica alzata a 3 piani (usando solo una vite centrale e dei piatti rotondi per torta). Io, che sono megalomane ed affamato, già ne immagino una da 30 scomparti che mi occupi l’intero tavolo, piena zeppa di pasticcini. 16
Sì, la mia dieta prevede gianduiotti. Problemi??

Bulloni: 0 calorie ogni 100gr.
Calorie bruciate scrivendo questo post: 70

Strudel scaccia chiodo

In molti, dopo una relazione disastrosa, cercano consolazione nel sesso occasionale.
Detesto rientrare nel cliché, e mai avrei creduto che, al primo cedimento di autostima, anche io mi sarei lanciato sul miraggio machista e volgare di questo agire comune: sostituire i sentimenti con della facile e appagante compensazione ginnica.
Insomma, dopo la mia tragedia sentimentale con la pasta madre e l’amato panettone, mi sono rivolto a qualcosa di facile, veloce e terribilmente sexy. Inseguendo l’oblio della delusione e l’armonia dei sensi, al primo sorriso dello strudel, mi sono abbandonato alla gioia delle mele.
E’ un dolce povero, semplice da realizzare, ma creativo nella costruzione. Una volta compreso il procedimento del pastello, il ripieno si può perfezionare e calibrare a proprio gusto in infinite, appaganti, versioni.
Cliché nel cliché, e quella che sembrava solo un avventura, è diventata presto una vera relazione. Gli incontri casuali sono ora consuetudine, la passione si è trasformata in amore, e abbiamo raggiunto un sano equilibrio di gusto e gioia.
Il mio strudel 10 noci è un classico ripieno di mele e pinoli a cui ho aggiunto il succo di un intero limone a compensarne la dolcezza, e qualche noce. Una decina di semi sgusciati, ma interi, che a sorpresa ne spezzino il sapore omogeneo e la consistenza molliccia e rievochino un’antica tenerezza, il ricordo terroso di un amore finito, amaro, ma necessario nell’evolversi dei sentimenti.
strudel
Il Pastello:

10 gr zucchero  250 gr farina    25 gr burro a tocchi   un pizzico di sale
50 gr uova intere    acqua    burro fuso quanto basta
Il ripieno:
1 kg di mele Granny Smith  pelate e tagliate a fettine
100 gr di pinoli    10 noci sgusciate    150 gr uvetta sultanina
-50 gr zucchero    -1 limone     cannella

Al centro della fontana di farina aggiungete l’uovo, un po’ d’acqua, un pizzico di sale, e cominciate ad amalgamare. Lavorate vigorosamente e incorporate il burro a tocchi, e acqua quanto basta per arrivare ad un panetto liscio, asciutto e molto elastico (se doveste aggiungerne troppa lavorate il panetto più a lungo, ma non aggiungete farina). Fate riposare il pastello in  frigo, coperto, per circa 30 minuti.
Nel frattempo in una ciotola capiente sbucciate le mele, aggiungete un’abbondante spolverata di cannella, grattugiate la scorza del limone, premetene poi tutto il suo succo, e mescolate. Aggiungete infine uvetta e pinoli.
Preparate il pastello stendendolo in una forma rettangolare molto grande. Il pastello è molto elastico, i più esperti possono lavorarlo nel modo tradizionale, sollevando la pasta con il dorso delle mani e sfruttandone il peso per stenderla. Ai principianti come me, invece, basta usare il mattarello fino ad arrivare ad uno spessore di 2-3 millimetri.
Appoggiate la pasta su uno strofinaccio, spennellate la superficie con del burro fuso, e distribuite sopra il ripieno lasciando libero almeno un 1 cm di bordo. Posizionate nel mezzo le 10 noci in fila indiana e, aiutandovi con il canovaccio, avvolgete con attenzione la pasta e il ripieno in modo da formare un rotolo, con nel centro proprio la fila di noci. Saranno circa 10 fette, quindi immaginate che al taglio ogni fetta contenga una noce. Sigillate bene piegando i lati, lucidate con il burro fuso l’esterno e infornate a 210° per  circa 30 minuti. Durante la cottura spennellate ogni 10 minuti l’esterno sempre con del burro fuso.

Strudel 10 noci: 330 calorie ogni 100gr.
Calorie bruciate scrivendo questo post: 3

L’ArcheoForno: la grande abbuffata del ’59.

Durante gli scavi della metro C, in zona San Giovanni, è stato scoperto il più grande bacino idrico della Roma imperiale. In una vecchia anfora, fra tavole lignee e punte di frecce, è stato rinvenuto, in ottimo stato di conservazione, anche un numero de “La cucina Italiana“.

1959a
Lo strano reperto, datato Dicembre 1959, è oggi causa di forte imbarazzo tra le fila della Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti (CNAP). Da accurati studi, risulterebbe che qualcuno tra gli archeologi incaricati nel ’59 dello studio di fattibilità del percorso della vecchia metro A, non solo avrebbe taciuto il ritrovamento del sito, ma fosse solito usarlo come nascondiglio segreto dove isolarsi dalla famiglia e dedicarsi alle proprie torbide passioni. Una vera doppia vita, ed i sospetti della confederazione cadono oggi su un ormai 80enne studioso di fama internazionale, che per dovere di privacy chiameremo Indiana Choux.
Qualche anno fa il sig. Choux attirò l’attenzione della comunità scientifica internazionale (e un non celato imbarazzo del governo), quando in vista della pensione, lasciò alla famiglia diritti e proventi delle sue pubblicazioni, e fuggì ad Amsterdam per aprire un piccola pasticceria. Una passione fino ad allora oscura, che mette oggi in nuova correlazione diversi misteriosi manufatti, tutti rinvenuti in importanti scavi in cui il sig. Choux ha partecipato in 60 anni di onorata carriera. Un antico Talismano della Felicità ritrovato in una stanza segreta nella Piramide di Cheope; un numero di Sale e Pepe calcificato fra le rovine di Petra; un poster di Antonella Clerici incastonato nella parate di un antro sacrificale nel tempio di Selinunte.
Ad incriminare l’archeologo è stato però un memorabile cenone di capodanno.
Nella notte di San Silvestro del 1959, il Sig. Choux diede prova delle sue superbe abilità culinarie, imbastendo un’opulenta tavolata di dolci per amici e colleghi. Croquembouche, panettone fritto, budino piemontese, arance in gelatina: proprio gli stessi dolci contenuti nel numero riaffiorato dalle macerie, i cui aromi ancora impregnati fra le pagine unte, si sono sprigionati nell’aria al primo sfogliare della rivista, risvegliando i ricordi dei fortunati archeologi che furono ospiti del banchetto.

1959croqtorta natalizia  arance in gelatina

1959f

Carta: 0 calorie ogni 100gr.
Calorie bruciate scrivendo questo post: 150.

Braccia Rubate Alla Millefoglie.

Sulle scale mobili della Città del gusto, direzione corso amatoriale di pasticceria del Gambero Rosso, le aspettative erano alte, ci saremmo misurati con la sfoglia e la mitica millefoglie.lucio
Dopo ore in piedi a sbattere su un tavolo panettopastello sotto la saggia guida dello chef Lucio Forino, maestro fornito di mega braccia bioniche impastatrici, che con inconsapevole arroganza ha in pochi secondi ridicolizzato tutte le planetarie del pianeta terra, la delusione è stata forte.  Appena aperto il forno ho subito realizzato che l’ansia da prestazione di fronte al classico della pasticceria europea aveva avuto la meglio sulla performance e la mia pasta sfoglia si era ammosciata. O meglio, si era gonfiata, si era formata un’enorme bolla d’aria sotto la crosta zuccherina. L’errore dei principianti.
Composta la millefoglie, salvato il salvabile sotto un tappeto di zucchero a velo, salvato anche l’onore scoprendo che il sapore era ottimo, ho deciso che questo dolce non vale tutta questa fatica .
La millefoglie non mi è mai piaciuta, so che è molto amata e che per alcuni è una vera ossessione, ma per me non è una vera torta. E’ un insieme di concetti buttati alla rinfusa in forma di torta. Un dolce Renziano. Inconsistente e pieno d’aria, viscido e burroso, danneggia chi lo sceglie e ingrassa chi lo ama. La solita solfa riciclata, rotonda o quadrata o scomposta in un bicchiere, è solo un danno al portafoglio ed un peso sullo stomaco.

Per fortuna con la pasta avanzata abbiamo poi realizzato dei semplici ventagli.
Vapori di burro caramellato umidificavano l’aria mentre riponevamo il grembiule, ed un mormorio di euforia si è sparso fra gli studenti quando sono usciti dal forno. Piccole ali di speranza croccante, belli e delicati, impietosamente buoni, mi hanno subito consolato.
I ventagli sono concetti chiari e diretti, efficaci.
Dolci proletari, semplici ed economici, confortanti e sicuri come un posto fisso, come un risparmio messo da parte per i tempi duri. _AGO0132 copy
Detti anche palmier (o cœur de France), loro sono fatti così: affrontano la crisi e guardano al futuro.
Tornato a casa a fine serata, mi hanno fatto compagnia con un bicchiere di limoncello, e mentre ne fagocitavo un paio riprendendomi  della giornata disastrosa, loro già  pensavano al domani  e si preparavano per la colazione.
E questo sì, è un dolce che mi piace.L1080908

Millefoglie: 360 calorie ogni 100gr.
Ventagli: 500 calorie ogni 100gr.
Calorie bruciate scrivendo questo post: 0,001.